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Storia, tradizioni, cronaca di un paese di montagna
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Casale Corte Cerro

provincia del Verbano Cusio Ossola, Piemonte nord-orientale.
Situato nella val Corcera, tra lago d'Orta e lago Maggiore, il suo territorio è adagiato sulle pendici dei monti Zuccaro e Cerano, dai 200 ai 1700 metri di altitudine.
Gli abitanti sono 3500, distribuiti tra il capoluogo e le 14 frazioni.



I testi pubblicati in questo blog, ove non diversamente indicato, sono scritti da Massimo  M. Bonini - barbä Bonìn

I testi dialettali sono trascritti utilizzando le regole fonetiche fissate dalla Consulta Regionale per la Lingua Piemontese, adattate alle varianti locali dalla Compagnia dij Pastor.
 

 


I post presenti in questo sito vengono replicati all'indirizzo http://casalecortecerro.blogspot.com

Casale Corte Cerro e Massimo M. Bonini sono presenti in Face Book.
 


 

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Santi casalesi
1visite.

8 maggio 2014

8 maggio - festa della Madonna di Pompei



8 maggio festa della Madonna del Rosario, o di Pompei, venerata nella chiesa dei santi Carlo Borromeo e Bernardo d'Aosta


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24 giugno 2013

24 giugno



Oggi , antica ricorrenza del solstizio d'estate, festa della natività di san Giovanni Battista (san Giovannino decollato) patrono di Tanchello.
Si raccolgono le erbe medicinali - prima fa tutte l'erba di San Giovanni (Hiperycum perforatum, o cacciadiavoli) - e le ventiquattro noci per fabbricare il lquore nocino.
Nella notte si accendono i falò per proteggersi dai demoni e dalle streghe, che intorno ai noci celebrano i loro sabba.

15 gennaio 2013

15 ëd sgiänèr

Incheui sän Mavär, mërcänt ëd fiòcä...


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10 agosto 2012

Des d'agost



Incheui sän Lorenz dlä grijä, fèstä dë Rämà


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11 novembre 2011

San Martino

L'è dré fàa sän Märtin, si dice ancor oggi di chi sta traslocando. Ricordo di tempi in cui l’11 di novembre segnava la fine dell’annata agraria, il momento dei rendiconti per affittuari e mezzadri dei fondi agricoli e del trasferimento delle loro famiglie da un podere all’altro, con le povere masserizie caricate su un grande carro a banchi – ël sciäräbän, dal francese char a banc – trainato per le carrarecce da un magro cavallo o, più spesso, da una coppia di buoi.
Una data importante, quella di san Martino, vero e proprio capodanno contadino. Lì iniziava il periodo di libero transito per ‘le campagne’ e lì si celebravano i riti pagani di Martinmas, il giorno di Martino; in quella notte il santo cavalcava per i gerbidi e dal suo mantello si liberavano folate di neve.
Stagione di caccia e di primi freddi, quando ‘la nebbia agl’irti colli’… Ricordo di anni lontani, quando si cominciava ad andare a scuola con i calzoni lunghi e il ciocco di legna per alimentare la grande stufa di ghisa piazzata in mezzo all’aula; quando le pannocchie del mëlgón erano legate ad essicare alle ringhiere dei balconi e le castagne erano stese sul lobbión. Quando…
barba Bonìn
 


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10 agosto 2011

Dés d'agost

Incheui sän Lorénz, fèstä dë Rämà


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26 luglio 2011

Vintisés ëd Luj

26 luglio, sant'Anna, madre di Maria Vergine e copatrona di Ramate.

Për sänt'Anä l'acquä l'inganä.

Për sänt'Anä tri fiuei int lä fontänä.


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19 giugno 2011

SS Trinità

Incheui SS. Tinità, fèstä dë Crëbbiä.

Së piòv për lä Trinità, lä vëgn për sèt fèst infilà...


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5 giugno 2011

Ascensione

Oggi si festeggia l'ascensione al cielo di Nostro Signore Gesù Cristo.

Secondo la tradizione popolare: së piòv ël dì dlä Scénzä, për quäräntä dì somän miä sënzä.

Fè on pò vièoti...


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8 maggio 2011

Mädònä dë Pompèi

Incheui fèstä dlä Mädònä dël Rosari dë Pompèi a la gésä dë sän Carlo


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6 maggio 2011

San Pietro Nolasco

San Pietro Nolasco, monaco spagnolo fondatore dell'ordine dei Mercedari, dediti al riscatto dei cristiani fatti schiavi dai pirati berberi e devoti alla Vergine della Mercede


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4 maggio 2011

Sän Gotàrd

4 maggio: san Gottardo da Hildesheim, vescovo

Së piòv për sän Gotard, për quäräntä dì fa notä d'aut... furtunä che incheui a n'ha miä piovù!

 


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25 aprile 2011

san Marco evangelista

25 aprile, ricorrenza di san Marco evangelista, patrono dei setaioli e degli allevatori dij bigàt, dei bachi da seta. Un tempo in questa giornata si svolgeva la processione con le uova dei bachi, dalla chiesa parrocchiale a Cafferonio, Meut Pron, Crebbia e San Carlo, per propiziare il buon andamento di quello che era un importante sostegno al reddito delle famiglie casalesi. Per due mesi ragazzi e anziani sarebbero stati impegnati nella raccolta delle foglie dël moron, il gelso, alimento dei voraci bachi che, attraverso quattro fasi, avrebbe condotto alla produzione dei preziosi bozzoli di seta, venduti poi agli opifici della bassa.


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23 aprile 2011

San Giorgio

Incheui, 23 d'äpril, sän Zòrz, fèstä dlä Cort Cèrä


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22 gennaio 2011

San Gaudenzio

Vintidui ëd sgiänèr, sän Gaudénzi mërcänt ëd fiòcä, fèstä dë Crusnàl


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21 gennaio 2011

21 gennaio - sant'Agnese

Vintun dë sgiänèr, sänt'Agnésä: për sänt'Agnésä lä lisèrtä in su lä scésä

 


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17 gennaio 2011

Sant'Antonio Abate

Sånt'Antòni dël porscél, chë'l sonavä 'l cämpänél...

Fèstä dlä Sciërëiä; benedizion dlä sàal e dij bésti.


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15 gennaio 2011

San Mauro

Incheui sän Màvär, mërcänt ëd fiòcä, fèstä dë Cafarogn. Lä seu figurä äss pòl vëglä ä lä cäpèlä 'd Moscërän e su colä dël Pozzaràch.


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1 settembre 2010

Le Madonne di settembre

 

Settembre, mese mariano. In subordine a maggio, quando la Vergine Maria viene ricordata ogni giorno, ma è significativa la presenza di numerose ricorrenze a lei dedicate.
Il giorno 8 si festeggia la sua Natività, da noi particolarmente celebrata al santuario del Boden, sopra Ornavasso, il 12 Santissimo Nome di Maria, il 15 la Beata Vergine Addolorata e si termina il 7 di ottobre con la Vergine del Rosario. Il culto mariano è diffuso in tutta la cristianità e anche nella nostra zona sono innumerevoli le chiese, gli oratori e le cappellette votive dedicate alla Madonna in tutte le sue ‘forme’.
Particolare è la venerazione della Beata Vergine della Mercede, che si trova nell’oratorio della Cereda di Casale Corte Cerro. Proviene dalla Spagna, travagliata prima dai Vandali e dai Goti e poi dai Saraceni, venuti dall’Africa. Costoro riducevano molti prigionieri in schiavitù deportandoli nei loro vasti domini. Il 2 agosto 1218 la Madonna apparve a san Pietro Nolasco e a san Raimondo di Peñafort, nonché al re Giacomo di Aragona, comandando loro di istituire un nuovo ordine religioso che si denominasse della Mercede e che avesse il compito di riscattare gli schiavi cristiani.
Così fu fondato l’Ordine dei Mercedari, che fregiandosi delle armi del re di Spagna e con l’approvazione dei papi Onorio III e Gregorio IX, si diffusero per il mondo.
Alla Cereda la devozione alla Madonna della Mercede, proviene dal sacerdote Pietro Ferraris – originario del luogo e morto il 21 dicembre 1842 all’età di 77 anni - religioso Mercedario che aveva donato alla chiesa un piccolo quadro raffigurante la Vergine incoronata sotto il cui manto stanno uomini e donne liberati dalle catene. Il giorno della sua festa, 24 settembre, veniva cantata la Messa e per iniziativa del fabbriciere dell’oratorio, Carlo Pietro Zingaro, si acquistò una statua della Vergine a Milano, dalla ditta Lorenzo Riva. Arrivò il 22 novembre 1925 al Gabbio e fu portata alla chiesetta in una grandiosa processione. Venne posta sul nuovo altare in marmo, consacrato poi dal vescovo di Galtelli (Sardegna) il 28 settembre 1926.
barba bunin
 


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26 luglio 2010

Devozioni d'estate

 

Giacomo, con il fratello Giovanni, fu uno dei primi apostoli chiamati dal Cristo a far parte dei Dodici. Fu anche uno dei primi martiri, fatto decapitare da Erode Agrippa il 25 luglio dell’anno 43 (o 44). Secondo la leggenda fu l’evangelizzatore della penisola iberica, dov’è ricordato come el Matamoros, l’uccisore dei mori; si racconta che durante la battaglia di Clavijo, combattuta il 23 maggio del 844 dal re Ramiro delle Asturie contro i musulmani che da alcuni secoli occupavano la Spagna, il santo comparve miracolosamente a capo delle armate cristiane e le guidò alla vittoria. Da qui la grande venerazione di cui gode in quel paese, concretizzata nell’erezione del santuario di Compostela.
 
Sant’Anna, venerata il 26 luglio insieme al marito Gioacchino, fu la madre di Maria. Viene comunemente raffigurata con un libro in mano, nell’atto di insegnare la lettura alla Madonna. E’ copatrona della parrocchia di Ramate nella cui chiesa parrocchiale è stato collocato, alcuni anni or sono, un antico dipinto su tela, realizzato da Marco Mattazzi da Massiola nel 1853 su commissione della benefattrice Marianna Beltrami, rappresentante la santa con la Madonna e Gioacchino. Marianna era una componente della ricca famiglia di cui già si ebbe occasione di parlare lo scorso anno, residente nella casa ora dei Battaini e forse ex monastero dei Cappuccini. Il quadro fu custodito per anni nella chiesa di S. Carlo a Casale e ne fu rimosso solo in seguito ai recenti lavori di restauro di quell’edificio, tornando così in quella che è la sua sede naturale.
 
San Lorenzo è festeggiato a Ramate, quale copatrono della parrocchia, il 10 Agosto. Patrono di rosticceri, osti, cuochi, bibliotecari, librai; è invocato contro gli incendi, la lombaggine e le malattie delle viti. Lorenzo fu diacono a Roma sotto papa Sisto secondo e con lui fu martirizzato durante il regno dell'imperatore Valeriano, nel 285. Famoso è il racconto della sua esecuzione, tramandatoci, tra gli altri, da S. Ambrogio: sarebbe stato bruciato su di una graticola, divenuta il simbolo che ne accompagna sempre la rappresentazione, e avrebbe avuto il coraggio di chiedere ai suoi carnefici di essere rigirato, così da venir servito ben cotto. Al suo nome è legato il fenomeno astronomico delle stelle cadenti che ogni anno si ripete, con intensità varia, proprio nei primi giorni di Agosto, ricordato anche dal Pascoli in una delle sue più famose liriche. Secondo la leggenda le meteore sarebbero il ricordo delle scintille incandescenti che sfuggivano dal fuoco durante il martirio del santo. E’ noto che i desideri espressi in segreto durante la caduta di una stella si avverano sempre.
L’intitolazione della Parrocchia di Ramate ai santi Lorenzo e Anna è recente, risale alla sua istituzione nel 1954; la chiesa oratorio di Ramate, costruita probabilmente già nel 1569, salvo ristrutturazioni, risulta invece dedicata al solo san Lorenzo: si poteva infatti leggere fino al 1959, sulla facciata anteriore, la scritta “D.O.M. S. LAURENTIO”.
E’ innegabile il legame esistente in passato tra il Santo e la popolazione ramatese, rilevabile dal ricorrente uso di Lorenzo nei battesimi; dall’intitolazione di una via; dalla collocazione della statua dietro l’altare principale, ove ora c’é il prezioso Crocefisso.
 
San Rocco è venerato alla Cereda il 16 Agosto. Confessore e pellegrino. Venerato a Parma e Venezia; protettore di chirurghi, farmacisti, becchini, selciatori, pellegrini, viaggiatori; degli armenti e degli animali più umili. Protettore contro la peste e le malattie epidemiche in genere e contro le catastrofi naturali.
Rappresentato con abito, cappello e bastone da pellegrino, mentre mostra una piaga della peste alla coscia; è accompagnato da un cane con una pagnotta in bocca.
Rocco, nato a Montpellier, in Linguadoca, alla fine del XIII secolo in una ricca e nobile famiglia, decise un giorno di donare tutte le sue proprietà ai poveri e partire pellegrino per Roma. Lungo il tragitto, tra Romagna, Marche e alto Lazio si imbatté però in molte località ove infuriava un'epidemia di peste e decise di fermarvisi per portare aiuto agli ammalati.
Raggiunse quindi la città santa dove si fermò alcuni anni, ma poi riprese la strada per il nord. A Piacenza trovò di nuovo il contagio e di nuovo si prodigò in aiuto dei bisognosi, finché anch'egli venne colpito dal terribile male. A questo punto decise di ritirarsi in una località isolata, in riva al Trebbia. Vi sarebbe morto di stenti se il cane di un signorotto dei dintorni non gli si fosse tanto affezionato da rifornirlo ogni giorno con il cibo sottratto alla cucina del suo padrone; costui finì per scoprire l'ammalato e si prese cura di lui sino a portarlo a guarigione.
Ripartì, il santo, alla volta di Novara e del lago Maggiore, ma, secondo la leggenda, giunto nei pressi di Angera fu scambiato per una spia e incarcerato nella rocca, da cui non sarebbe più uscito: vi morì cinque anni dopo, pare il 16 Agosto del 1327.
 
San Fermo. La devozione a questo santo è particolarmente radicata in tutta la nostra valle e praticata presso il santuario dell’omonima frazione di Omegna, storicamente Cranna Superiore, nome mantenuto sino al 1927 quando ancora, insieme a Gattugno, formava un comune autonomo, così come Crusinallo.
Fermo e Rustico, cittadini e soldati romani originari di Bergamo, vennero martirizzati a Verona nel 304, sotto l’imperatore Massimiano. Le loro spoglie subirono vari trasferimenti, prima in Africa, poi in Istria e a Trieste, quindi di nuovo a Verona, di cui Fermo divenne il santo patrono.
Il santuario di S. Fermo fu edificato in varie fasi, a partire dal 1670, partendo da un piccolo oratorio, probabilmente preesistente. In tutta la zona il Santo ha fama di guaritore, come testimoniano i numerosi ex voto custoditi all’interno della chiesa. E’ curioso notare come in alcuni testi del secolo scorso il santuario risulti dedicato a S. Como.
La ricorrenza del 9 Agosto vedeva, e in parte vede tutt’ora, accorrere gran folla di fedeli da tutt’intorno, a testimonianza di una devozione decisamente straordinaria.
Ricordiamo infine che immagini del santo appaiono nella chiesa di Tanchello e alla cappelletta del Lisgiöll ad Arzo.
 
San Bartolomeo, festeggiato il 24 agosto, fu uno dei dodici apostoli, portato a Cristo dall’amico Filippo. E’ ricordato soprattutto per il crudele martirio cui venne sottoposto, mediante scuoiatura, nel corso della seconda metà del primo secolo.


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24 giugno 2010

San Giovanni Battista e il solstizio d'estate

 

Giovanni, figlio di Elisabetta, cugina della Madonna, e del sacerdote Zaccaria, compare nel deserto di Palestina, sulle rive del Giordano, poco prima del Cristo. E’ un selvaggio barbuto, vestito di pelli, che predica la conversione e pratica il battesimo nelle acque del fiume. Al rito si sottoporrà anche Gesù, che il santo definirà ‘Agnello di Dio’.
Il suo linguaggio privo di perifrasi lo mise nei guai con il re, Erode Antipa, che il santo accusò apertamente di adulterio per aver divorziato dalla prima moglie e sposato la cognata, Erodiade. Venne imprigionato, ma la regina, timorosa del grande ascendente che Giovanni aveva sul popolo, indusse la figlia Salomè a chiedere ad Erode, quale ricompensa per la sua sfrenata danza ‘dei sette veli’ la testa del Battista su un piatto d’argento. Da qui il celebre modo di dire e l’appellativo di Decollato con cui il santo viene spesso indicato.
A Casale è venerato nell’oratorio di Tanchello, frazione di cui è patrono insieme a san Fermo e dove lo si festeggia il 24 giugno, anniversario della sua nascita, come narrato dai Vangeli. E’ considerato protettore dei bambini, che ancor oggi vengono benedetti nel giorno della sua festa; un tempo vi venivano accompagnati dalla rispettiva madrina di battesimo.
La venerazione di Giovanni Battista è molto diffusa in tutt’Europa dove la sua figura si è sovrapposta a quella di antiche divinità. In particolare il giorno della sua festa, che cade in prossimità del solstizio d’estate, va a coincidere con le celebrazioni celtiche di Beltaine, la Mezzestate, simbolo della vita e della fertilità, celebrata nei boschi attorno ai fuochi rituali, divenuti poi i falò di San Giovanni. Molte sono le leggende che narrano di grandi prodigi che si verificherebbero in quella notte; basti ricordare fra tutte quelle raccolte e rielaborate da Shakespeare nella sua celebre opera ‘Sogno di una notte di mezz’estate’.


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12 maggio 2010

San Defendente

San Defendente, patrono di Arzo, viene festeggiato la terza domenica del mese. La ricorrenza canonica, per la verità, è il 2 gennaio, ma i rigori invernali hanno consigliato ai frazionisti lo spostamento in periodo più favorevole alla grande sagra che da qualche anno in qua vanno organizzando.
Anche quest’anno, a partire da giovedì 13 maggio e fino a domenica 16, sulla piazza dell’Ariél sarà possibile trovare ogni sera musica, danze e ottima cucina.
Di Defendente si hanno pochissime notizie. Era uno dei soldati, forse un ufficiale, della Legio Tebensis, la Legione Tebana – così denominata perché formata da uomini reclutati nella regione di Tebe, in Egitto - che l’imperatore Massimiano inviò, sotto il comando di san Maurizio, a reprimere il cristianesimo nelle regioni alpine, nell’anno 301. I soldati però, già tutti convertiti alla nuova religione, rifiutarono di eseguire gli ordini e furono per questo condannati, prima alla decimazione e in quindi al completo sterminio; fatto che, secondo la leggenda aurea di Jacopo da Varagine, avvenne ad Agaunum, cittadina del basso Vallese poi ribattezzata Saint Maurice in onore del primo tra qui martiri.


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9 maggio 2010

FESTA DI SANTA CROCE

dal bollettino parrocchiale di Ramate, n. 19, 9 maggio 2010

 

E’ la festa per eccellenza dei ramatesi. La Parrocchia è dedicata ai santi Lorenzo ed Anna, le chiese stesse di Ramate, come si leggeva sul suo frontone fino al 1959, era intitolata: “D.O.M. et sancto Laurentio m.“ a Dio onnipotente massimo e S. Lorenzo. Ma la festa di Santa Croce era la principale del paese.
E’ incerta la sua origine come oscura è la storia del prezioso S. Crocifisso che domina la chiesa; in un’immagine ricordo delle sante missioni della parrocchia di san Giorgio di Casale del 1934 si dice che dati dal settecento. Alcune informazioni sono possibili dai ricordi dei vecchi ramatesi, ragazzi negli anni venti, dallo scrivente e suoi coetanei, che hanno vissuto personalmente certi fatti dei decenni passati.
Dal punto di vista religioso si può ricordare che la data precisa della festa era il tre maggio; in tale giorno (come il 9 febbraio - s. Apollonia e il 10 agosto, s. Lorenzo) il parroco e il sagrestano di Casale (mio nonno Michele) al mattino, scendevano a Ramate per una s. Messa solenne, cantata in latino, naturalmente.
La festa invece era fissata alla seconda domenica di maggio, perché la prima era riservata a quella di san Defendente ad Arzo. Alla santa messa del mattino seguiva, al pomeriggio, la funzione che prevedeva la processione delle offerte guidata da una ragazza da marito del paese, con la banda musicale, che si concludeva con la benedizione e l’incanto delle offerte (abitualmente erano i famigliari dello sposo che acquistavano la torta portata in chiesa da un’amica della ragazza impegnata a sua volta a precedere la processione con lo stendardo). Si ricordano straordinari banditori che riuscivano ad animare la festa con battute durante l’asta.
Quando la chiesa aveva ancora le campane si usava salire sul campanile, nelle giornate del triduo precedente la festa, e con un martelletto si ritmava un ritornello che diceva all’incirca così: “Cincirilin dei Pedri, la mama Catarina, la fiola la Pierina, dindindindirilindindina“.
Le massaie usavano preparare per parenti e conoscenti i dolci tradizionali: la figascina, confezionata in genere al martedì per renderla soffice per la domenica, (quanto burro si usava, alla faccia del colesterolo!) e la “torta” di pane e latte (ogni donna aveva la sua specialità ed il suo segreto). Si noti, per inciso, che il dolce della festa di s. Apollonia era prevalentemente la “carsenta”, una pasta margherita con tante uova e fecola di patate. Le torte venivano portate per la cottura presso il forno annesso al negozio Cooperativa, non essendoci più in paese forni privati per il pane.
I tempi sono passati, le feste non hanno più il senso agreste di una volta, con l’invito dei parenti, il cappone, il capretto e le prime lattughine. Ora però, per la buona volontà c’è il desiderio di mantenere le tradizioni, anche da parte di chi ramatese di origine non è.
Italo


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8 maggio 2010

LA MADONNA DI POMPEI

 

 
In questo mese mariano ricordiamo la grande devozione dei casalesi alla Beata Vergine di Pompei – la Madonna del Rosario, comunemente raffigurata in compagnia di san Domenico di Guzman e di santa Caterina da Siena - venerata nell’oratorio che sorge presso il cimitero del capoluogo e festeggiata l’8 maggio.
La prima pietra del santuario, dedicato inizialmente ai santi Carlo Borromeo e Bernardo d’Aosta (o da Mentone), fu posata il 15 Novembre 1615. La costruzione, iniziata su disegno del padre guardiano dei Cappuccini d'Orta, procedette con alterne vicende. All’inizio dell’800 l’edificio originale venne completamente demolito e i lavori di ricostruzione ebbero termine nel 1836. Il campanile venne aggiunto invece solo nel 1926, tanto che esistono fotografie che mostrano la chiesa ancor priva del medesimo.
L'arciprete don Pietro Tettoni vi fece erigere il grandioso altare della Beata Vergine di Pompei che fu consacrato dal Vescovo, mons. Pulciano, il 20 Maggio 1900.
Vi vengono comunemente officiate le funzioni del mese mariano.


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4 maggio 2010

4 masc, sän Gotàrd

Incheui sän Gotàrd... e piòv!

Së piòv për sän Gotàrd, për quäräntä dì fa notä d'aut...


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3 maggio 2010

Il mese delle acque

 

DEVOZIONI CASALESI DI MAGGIO
Maggio, mese della Madonna, mese delle piogge, dice la saggezza antica…
Il periodo si apre con la ricorrenza di san Gottardo - il giorno 4 – atteso e temuto dì’d marcä: së piòv për sän Gotàrd, për quäräntä di fa notä d’aut…
Poi, la seconda domenica, Santa Croce, festa di Ramate: së piòv për Säntä Cros, va dë mal nisciòl e nos.
Ma vi ricorrono anche le grandi feste ‘mobili’ dell’Ascensione e della Santissima Trinità, quest’anno rispettivamente domenica 16 e domenica 30. E anche qui: së piòv ël dì dlä Scénzä, për quäräntä dì somän miä sënzä e së piòv për lä Trinità, piòv për sèt fèst infilà…
C’è questo ricorrere del quaranta – anche tra sette domeniche corrono sei settimane, quaranta giorni circa – numero magico e infausto per eccellenza. Quaranta giorni durò il diluvio universale, quaranta giorni digiunò Cristo nel deserto, per quarant’anni vagarono gli israeliti prima di raggiungere la terra promessa, dopo la fuga dall’Egitto, e per altri quaranta furono tenuti prigionieri a Babilonia. Quindi per quaranta – e quaranta e quaranta – tenetevi l’ombrello a portata di mano.


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15 marzo 2010

SÄN GIUSÈP

 

SAN GIUSEPPE
Patrono di falegnami, carpentieri, operai e padri di famiglia era festeggiato tradizionalmente il 19 marzo, mentre nel nuovo calendario lo ritroviamo al 1 maggio, festa dei Lavoratori.
Del padre putativo di Gesù parlano ben poco i testi evangelici ufficiali; apprendiamo da questi la sua discendenza regale, dalla stirpe di Davide, e il suo mestiere di falegname, ma in pratica null’altro. Molto più prodighi di notizie dal sapore di leggenda sono invece i vangeli apocrifi, soprattutto il Protovangelo di Giacomo, che lo descrive come un anziano possidente, vedovo e con figli, che un giorno sarebbe stato convocato con altri uomini della sua stessa condizione presso il tempio, per trovare marito ad una fanciulla dodicenne, Maria, allevata dai sacerdoti. Gli uomini vedovi dovevano allora portare sempre un lungo bastone quale segno della loro condizione; il gran sacerdote raccolse tutti i bastoni dei convenuti, li benedisse e quindi li restituì ai relativi proprietari. Quando Giuseppe impugnò il suo, questo improvvisamente fiorì (secondo altre versioni ne uscì una colomba che gli si andò a posare sulla spalla) e tale fu il segno divino in base al quale la Vergine gli fu data in sposa; il bastone fiorito è il simbolo con il quale il santo viene normalmente rappresentato.
Il suo culto è largamente diffuso anche da noi. Sue immagini sono presenti su numerose cappellette devozionali, ad esempio la cappella Camona, in via Fratelli Nolli, a Casale, a fianco della Madonna Nera, la Vergine d’Oropa. Statue di san Giuseppe si possono ammirare nelle chiese parrocchiali di Montebuglio e Casale e se ne ricorda una anche a Ramate. Una bella rappresentazione di tutta la Sacra Famiglia si trova invece nella cappella Bottamini, al Motto, all’imbocco dell’antica strada pedonale per Tanchello e Montebuglio.
Doveroso è poi ricordare la lunga presenza delle monache dell’Ordine Giuseppino all’asilo di Casale e in quello di Ramate.


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3 febbraio 2010

San Biagio

Oggi, san Biagio, benedizione della gola con le candele consacrate ieri in occasione della Candelora.

Un tempo era tradizione conservare un pezzetto del panettone tagliato durante il pranzo di Natale per portarlo a benedire e poi mangiarlo nel giorno di san Biagio: portava bene. Poi il benessere e il commercio hanno portato alla produzione di panettoni specifici per questa festa. Ma non è la stessa cosa...


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1 febbraio 2010

Devozioni ramatesi di Febbraio

 

Santa Apollonia – säntä Polòniä – è Festeggiata a Ramate il 9 Febbraio.
Apollonia, vergine di Alessandria d’Egitto, subì il martirio sotto l’imperatore Decio, verso l’anno 250. Era già in età avanzata quando fu arrestata e anche innanzi ai carnefici non cessava di predicare liberamente la fede di Cristo. Fu crudelmente percossa e le furono strappati tutti i denti: da ciò deriva la devozione della pietà cristiana verso questa santa nel dolori dei denti e il simbolo delle tenaglie con le quali viene abitualmente rappresentata. Innalzato ed acceso un rogo, minacciarono poi di bruciarla viva se non avesse pronunciato empie parole; ma essa, avendo riflettuto un poco tra se, si svincolò improvvisamente dalle loro mani e si gettò nel fuoco che le avevano preparato, così spontaneamente, che gli stessi autori di quella crudeltà rimasero sbigottiti.
A Ramate, negli anni venti, nel giorno della ricorrenza veniva celebrata solitamente da don Giacomo Calderoni una Messa alle sette di mattino; a questa seguiva l’offerta che consisteva in cinque o sei cestini di fagioli, patate e uova. La vendita all’incanto riusciva a raccogliere persino quattro o cinque lire. Tra il 1925 e il 1932 si decise di spostare la funzione e l’incanto dell’offerta alla domenica pomeriggio, con l’intervento della fanfara della Cereda, allora diretta dal maestro Giovanni Giroldi. Sussisteva pure l’usanza di scegliere la Priora tra le ragazze del paese; la “concorrenza” era forte e quindi solo una ragazza per famiglia poteva essere investita di questo privilegio.
Nella chiesa parrocchiale, dov'è attualmente situata la grotta della Madonna di Lourdes, fatta realizzare da monsignor Belloni negli anni venti, era posto un quadro di sant’Apollonia che dopo i lavori per la grotta non fu più ritrovato; ci si dovette rivolgere a persone di Granerolo che possedevano un quadro della santa, ispirandosi al quale il pittore Frascoia di Crusinallo dipinse lo stendardo. In seguito si acquistò anche una statua di gesso che fu poi sostituita da quella attuale, lignea, proveniente dalla val Gardena che, insieme a quella di san Lorenzo, si trova nella cappella di sinistra.
 


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21 gennaio 2010

Gli evangelizzatori del Cusio

 

Giulio, Giuliano, Gaudenzio.
Sono questi i tre nomi che, nelle fredde giornate di gennaio, ricordano i santi che, in epoca romana, portarono la ‘vera fede’ in queste nostre terre, gli stessi che condividono con Mauro e Antonio abate l’appellativo di mërcänt ëd fiòcä.
I primi due - fratelli, sacerdote il primo, diacono l’altro - provenienti dall’isola greca di Egina, avevano fatto voto di erigere cento chiese prima di morire e vennero a terminare la loro opera di costruttori proprio nelle nostre terre, a Crusinallo, sull’isola del Cusio e a Gozzano. Per questo straordinario impegno Giulio divenne patrono dei muratori e ancor’oggi viene da loro solennemente festeggiato nel giorno della sua ricorrenza, il 30 di Gennaio. Molte sono le leggende legate alla loro figura, a cominciare dalla durezza di cuore degli omegnesi che scacciarono Giulio lanciandogli delle rape (bondogn); il sant’uomo (discäscià ä bondonài) si allontanò solcando il lago sul suo mantello e usando quale remo il lungo bastone di pellegrino, ma la sua maledizione colpì gli orgogliosi Lupi impedendo da allora la coltivazione delle rape sul loro territorio. Giunto all’isola ne allontanò i serpenti che vi dimoravano – senza ucciderli, si badi bene! - e vi costruì la penultima basilica, mentre il fratello edificava l’ultima a Gozzano; si dice che possedessero un solo martello e dovessero quindi lanciarselo da un cantiere all’altro.
Di Giuliano, festeggiato il 9 gennaio, si racconta invece che, recatosi nella valle dell’Agogna a prelevare dei tronchi per le travature della sua chiesa, un lupo gli sbranasse il bue aggiogato al carro. Ma il santo, per nulla scoraggiato, condannò la belva a prendere il posto tra le stanghe, fungendo da allora da ‘sostituto’ al traino del pesante mezzo.
Gaudenzio era invece originario di Ivrea. Fu esiliato in oriente con s. Eusebio, primo vescovo di Vercelli, durante le lotte tra ariani e cattolici, e al ritorno, intorno al 400, fu inviato da Simpliciano - successore di sant’Ambrogio a Milano - a evangelizzare il territorio di Novara insieme al diacono Lorenzo, che in quella città fu martirizzato sulla graticola. Gaudenzio divenne a sua volta il primo vescovo di Novara, dove morì, già in odore di santità, il 22 gennaio del 418.
 


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