.
Annunci online

 
CasaleCorteCerro 
Storia, tradizioni, cronaca di un paese di montagna
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  Massimo M. Bonini
La Stampa VCO di oggi
Le Storie del Bunin
Comune di Casale Corte Cerro
Parrocchie di Casale Corte Cerro
Parrocchie CasaleCC blog
UOEI Casale C.C.
Sci Club Casale Corte Cerro
Fotoclub L'Obiettivo Casale C.C.
Comitato Insieme per Casale
Il Cittadino - periodico casalese
Vivere Casale
Il Monte Cerano
Compagnia dij Pastor
Storia del lago d'Orta
Informazioni Turistiche
Ecomuseo Cusius del Lago d'Orta e del Mottarone
Ecomuseo Cusius blog
Girolago
Il lago dei misteri
Orta blog
Orta.net
Corporazione dei Bardi
Magazzeno Storico Verbanese
IPIA Dalla Chiesa Omegna
Lingue e Dialetti
  cerca

Casale Corte Cerro

provincia del Verbano Cusio Ossola, Piemonte nord-orientale.
Situato nella val Corcera, tra lago d'Orta e lago Maggiore, il suo territorio è adagiato sulle pendici dei monti Zuccaro e Cerano, dai 200 ai 1700 metri di altitudine.
Gli abitanti sono 3500, distribuiti tra il capoluogo e le 14 frazioni.



I testi pubblicati in questo blog, ove non diversamente indicato, sono scritti da Massimo  M. Bonini - barbä Bonìn

I testi dialettali sono trascritti utilizzando le regole fonetiche fissate dalla Consulta Regionale per la Lingua Piemontese, adattate alle varianti locali dalla Compagnia dij Pastor.
 

 


I post presenti in questo sito vengono replicati all'indirizzo http://casalecortecerro.blogspot.com

Casale Corte Cerro e Massimo M. Bonini sono presenti in Face Book.
 


 

Diario | Libri | Raccontando | Storia | Cultura tradizionale | Dialetto / dialetti | Notizie casalesi | Proverbi | Santi casalesi | Territorio | Leggende | Fiabe | Canti | Politica amministrativa | Pubblicazioni casalesi | Casale com'era |
 
Diario
1visite.

9 gennaio 2004

UNA QUESTIONE LINGUISTICA


Problemi di grafia del dialetto casalese


Questo foglio pubblica volentieri testi in dialetto, convinto che la conservazione e la riscoperta della parlata locale sia fondamentale per conservare l’identità del paese in tempi di sfrenata e devastante globalizzazione. Il dialetto è però una forma espressiva tipicamente ‘parlata’ e chiunque provi a scriverlo si trova immediatamente di fronte a seri problemi fonetici e grammaticali. In pratica il dialetto casalese, come tutti quelli dell’Italia nord occidentale, presenta molti più suoni di quanti se ne trovino nell’italiano e assomigliando in ciò a lingue d’oltralpe quali il francese, il tedesco – le colonie walser sono a due passi da noi – o gli idiomi celtici parlati dai nostri antenati e ancora in uso nel nord Europa.


Molte sono le soluzioni proposte, da eminenti studiosi come da semplici appassionati, ma nessuna si adatta completamente alle esigenze del casalese. Ricordiamo in particolare i lavori del Beretta sul milanese e del gruppo dei Brandé, coordinato ora da Camillo Brero, sul piemontese: entrambi hanno prodotto grammatiche e dizionari poderosi; il piemontese è poi assurto al ruolo di lingua regionale grazie al riconoscimento di una legge della Regione, che da anni ormai organizza e finanzia corsi e attività per il recupero e la diffusione delle diverse varianti locali del piemontese stesso. In particolare tale legge fissa un sistema unificato di trascrizione dei testi che dovrebbe permetterne la corretta lettura a chiunque, anche non originario della zona cui il testo fa riferimento.


Anche Il Falò, entità culturale che opera sul territorio piemontese, benché tutta la nostra zona risenta fortemente degli influssi lombardi, tenterà quindi di adeguarsi progressivamente a tale sistema unificato, che cercheremo di illustrare progressivamente ai lettori, con l’intento di attirare sempre più persone all’interesse per la nostra parlata. Pubblichiamo, per iniziare, una piccola tabella con le regole di trascrizione delle vocali, ponendo particolare attenzione ai problemi causati dalle diverse intonazioni della o e della u, che possono portare i casalesi a confondersi facilmente.


Arrivederci alla prossima puntata; nel frattempo inviateci i vostri commenti.


Massimo M. Bonini

Adeguamento alla variante locale delle regole per la grafia unificata della lingua piemontese























ä


ha suono di a nasale-faucale quando precede n, m, gn e in finale di parola


män (mano), gämbä (gamba)


ë


ha suono di e semimuta (mèzzä mutä) come ä


ëd (di), përchè (perchè), numër (numero)


è


ha suono di e aperta


përchè (perché), formighè (formicaio)


é


ha suono di e chiusa


paés (paese), vécc (vecchio)


eu


ha suono simile al francese eu


fieul (figlio), pidrieul (imbuto)


o


ha suono di u italiana


cont (conte), pont (ponte), amor (amore)


ò


ha suono do o aperta


còr (cuore), sòva (sua), mòrt (morte)


ó


ha suono di o chiusa


cäntón (angolo, spigolo), cifón (comodino)


u


ha suono di u francese o di ü tedesco


butér (burro), tutt (tutto), murajä (muraglia)


ua


dopo la q ha suono normale ua


quàdër (quadro), quàj (qualche)


ùa


ha suono aperto, bisillabo, con u aperta


crùä (cruda), scondùä (nascosta)


j


ha suono simile alla i iniziale in ieri


quàj (qualche)


nella grafia piemontese la j ha talora solo valore etimologico; in genere si usa in corrispondenza con il gruppo gl italiano


muràjä (muraglia), pajä (paglia)

 

 




permalink | inviato da il 9/1/2004 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
novembre        settembre